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Archive for » agosto 26th, 2010«

Relitto del Thistlegorm ( Mar Rosso )
Autore video : http://www.wreckadventures.com Link Autore : Sito Internet


Il Thistlegorm è una nave mercantile britannica varata nel 1940 ed affondata il 5 ottobre 1941 nel Mar Rosso, nei pressi del reef di Sha’ab Alì, nel golfo di Suez, Sinai occidentale. Lunga 128 metri e larga 18, è affondata praticamente intatta se si esclude la parte poppiera. La stiva nr.4 infatti era carica di munizioni e la sua esplosione ha praticamente spezzato la nave in due. Giace su un fondale assai basso (33 metri circa) ed accessibile, ed è quindi meta ambita dei diversi sommozzatori da quando, nei primi anni 50 Jacques-Yves Cousteau ne scoprì la posizione.

Il relitto è accessibile anche al suo interno, ove si trova ancora il carico di approvvigionamenti che trasportava, come ad esempio carri armati leggeri, armi, munizioni, camionette. Il carico è perfettamente riconoscibile, nonostante le incrostazioni coralline presenti.

La storia :
Durante il 1941 era di fondamentale importanza per l’esercito inglese, impegnato nella campagna del Nord Africa, mantenere le linee di rifornimento aperte; ovviamente non si poteva raggiungere il quartier generale inglese(Alessandria d’Egitto) attraverso il mediterraneo, poichè nonostante la forte presenza inglese (Malta e la costa mediterranea dell Egitto stesso) le forze dell’ Asse avrebbero avuto vita facile sui convogli alleati. Per questo motivo si rendeva necessaria la rotta atlantica: la circumnavigazione dell’ Africa, con scalo a Città del capo, e l’attraversamento del Mar Rosso e del canale di Suez.
Il Thistlegorm, varato il 5 aprile del 1940 era stato dapprima utilizzato sulle rotte verso l’America, compiendo diversi viaggi di rifornimento, nel quadro della legge detta “Affitti e prestiti”. Nel 1941 un grande convoglio lascia l’Inghilterra verso il nord Africa; dopo il consueto scalo tecnico a Città del capo, il convoglio si ferma presso il Reef di Sha’ab Alì, ( 27°48’80″ N – 33°55’25″ E ) perchè la Royal navy deve effettuare operazioni di sminamento nel canale di suez. La notte tra il 5 e il 6 ottobre un gruppo di bombardieri tedeschi ( Heinkel He 111 – 27° Kampfgheschwader “Lowe”), decollati dall’isola di Creta attaccano il convoglio: Il Thistlegorm viene colpito da un unica bomba sulla stiva nr.4 dove erano immagazzinati esplosivi, munizioni per obici da campo, fucili, stivali di gomma.
Si sviluppò un incendio e le munizioni presero ad esplodere, e ben presto un’esplosione spezzò la nave in due tronconi,inabissandosi rapidamente. L’equipaggio ebbe comunque il tempo di abbandonare la nave anche se si dovettero registrare 6 vittime tra l’equipaggio.
Il Thistlegorm fu l’unica nave persa dal convoglio, che fu attaccato nuovamente la sera seguente. La Luftwaffe perse un bombardiere

L’immersione sul relitto:
l’immersione, date le particolari condizioni che spesso si verificano sul sito (forte corrente o scarsa visibiltà) dovrebbe essere riservata a subacquei con esperienza, ed in possesso di un brevetto avanzato. Normalmente la visita del relitto si effettua in due immersioni; La prima ci porterà ed effettuare il giro dello scafo, dalla grande elica (profondità 33 metri) e la poppa armata con due pezzi antiaereo, fino alla prua, passando dalla cabina del capitano… popolare tra le guide la visita alla vasca da bagno. Sui ponti di prua sono stivati due vagoni ferroviari e due dragamine; due locomotive, trasportate dal Thistlegorm, sono state scagliate dall’esplosione a diversi metri dal relitto. Interessante il grande argano dell’ancora. L’area di poppa, devastata dall’esplosione, è un confuso ammasso di materiali… cavi, scatole di munizioni (obici da 105 mm) e due carri BREN carrier mark III.
la seconda immersione, dopo un opportuno ed appropriato intervallo di superficie, ci porterà a penetrare le stive del relitto. Le stive 1 e 2 (prua) sono occupate da una quantità di automobili Morris, autocarri Bedford, motociclette Triumph, pneumatici, generatori da campo, ricambi per aerei (presumibilmente Hawker Hurricane) brande, fucili, stivali di gomma. La profondità massima che si raggiunge all’interno delle stive è di circa 25 metri.
Si raccomanda ovviamente di non asportare alcunché dal relitto, che rimane una sorta di mausoleo in memoria dei 6 periti nel naufragio.

Lo stato del relitto :
Il relitto soffre terribilmente delle migliaia di subacquei che ogni anno lo visitano, attirati dalla storia che rappresenta. le bolle d’aria intrappolate all’interno hanno recentemente causato un serio deterioramento delle strutture ed attualmente il governo egiziano sta considerando di chiudere il sito alle immersioni ricreative almeno per un certo periodo in modo da permettere la stabilizzazione del relitto stesso

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Relitto Quintino Sella
Autore video : Marco Costantini Link Autore : Sito Internet


Costruito nei cantieri Pattison di Napoli negli anni ’20, il cacciatorpediniere è stato affondato l’11 Settembre 1943 da una motosilurante tedesca a 11 miglia al largo del porto di Venezia.Oggi i resti della nave giacciono ad una profondità di 24 metri

Il relitto oggi

Per molti anni del “Quintino Sella” si persero le tracce, finché nel 1972 alcuni sub localizzarono nuovamente il relitto spezzato in due tronconi e adagiato sul fondale, dopo il tentativo di recupero attuato nell’anno 1956.

Le due parti della nave in quell’occasione apparvero quasi completamente integre in tutte le loro parti: strumenti, armamenti, suppellettili; nel troncone di poppa la Santa Barbara era ancora colma di munizioni tanto che fu fatta saltare per ben due volte per evitare che qualcuno di impossessasse degli esplosivi.

Negli anni che seguirono il relitto fu venduto ad una impresa di recupero e quindi sistematicamente smantellato.

Il relitto del cacciatorpediniere Quintino Sella, spezzato in due tronconi, giace su un fondale sabbioso di 25 metri a dieci miglia al largo delle bocce di poro di Venezia, di fronte al Lido.
La plancia del relitto non esiste più o almeno non è possibile individuarne alcun elemento nei due tronconi dello scafo, in quanto è stata smantellata durante le prime operazioni di recupero effettuate nel 1956. Nelle immediate vicinanze del relitto sono presenti solo alcune lamiere

La prua della nave

Il troncone di prua, si presenta sostanzialmente integro e risulta appoggiato sul fianco di sinistra con il tagliamare rivolto verso l’alto e l’ancora ben visibile sotto lo scafo, sono inoltre riconoscibili il verricello salpa-ancore e una bitta. Spostandosi verso la parte centrale troviamo il primo complesso binato da 120 mm. con le canne rivolte verso il basso.
Non mancano comunque le sorprese, infatti non di rado è possibile scorgere sotto qualche lamiera qualche gruppo di corvine, oppure qualche astice.
Di rigore per chi si immerge su questa parte della nave, è la visita al grongo di casa, facendo comunque attenzione alle numerose reti abbandonate dai pescatori.

La parte centrale della nave

Il troncone centrale si trova a circa cento metri più al largo, a differenza della precedente questa parte ha subito una grossa devastazione alla struttura lineare il che rende molto difficile un naturale orientamento, inoltre durante i lavori di smantellamento lo scafo è stato tagliato lungo il piano di coperta ed ora le fiancate della nave sono appoggiate sul fondo lasciando così alla luce le due grosse e affascinanti caldaie (la prima è esplosa con uno dei siluri), le quali non più accoppiate a macchine alternative ma a turbine, riuscivano ad imprimere alla nave una velocità di 35 nodi.
Continuando la prospezione verso poppa troviamo due lanciasiluri ancora in posizione, il secondo complesso binato completamente integro con le bocche da fuoco, come nel caso precedente, rivolte verso il basso, quasi in segno di mutua resa.
Superata la parte poppiera sul lato di sinistra è possibile scorgere la sagoma dei due cannoncini anti-aerei e appoggiata sulla sabbia nella parte estrema della linea di frattura, una mitragliatrice .
Il relitto oltre che dalla reti di pescatori è avvolto anche da nuvole di merluzzetti e di saraghi, che accompagnano sempre i sub nelle loro escursioni. Proliferano anche gli spirografi, e attaccati a qualche tubo metallico sono in bella mostra alcuni astucci ovarici di gattuccio.
Ogni tanto durante le escursioni sul relitto, data la lontananza dalla costa, non manca l’incontro con qualche famiglia di delfini, anche se la presenza di tonni o verdesche non sono mancate.

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Relitto Baron Gautsh
Autore video : www.nauticamare.it Link Autore : Sito Internet


Il relitto viene ritrovato nel 1951 dal palombaro triestino Giacomo Stocca, su indicazioni di un altro palombaro, Libero Giurassici, socio, assieme a Ferruccio Torcello e Bartolo Prioglio, della Compagnia Industriale Mercantile di Trieste che aveva acquistato il relitto. Unico problema: per lavorare in territorio jugoslavo occorreva un corrispondente locale, con il quale si creano subito forti conflitti di interesse.
Da allora, fino al 1992, del relitto si persero le tracce. Solo i pescatori croati ne conoscevano l’ubicazione (o meglio, conoscevano l’ubicazione di un relitto) in quanto perdevano sempre le loro reti quando pescavano in questa zona.
Del ponte superiore sono rimaste le strutture e parte del legno, i fumaioli non ci sono più, al loro posto degli enormi fori che sprofondano nelle viscere della nave. La nave è maestosa in perfetto stile liberty, la sala da pranzo della prima classe era un elegante elegante salone addobbato con velluti e broccati, le colonne ricoperte di stucchi ed adornate da capitelli ionici, ora è rimasta solo la struttura esterna perchè essendo tutto legno e rimasto ben poco. Alcuni ponti in legno ancora presenti sono infatti pericolosi perchè possono crollare anche solo da un violento movimento di pinne. La sala macchine è accessibile e si possona ammirare le caldaie che costituivano il cuore della nave. Le eliche in bronzo invece vennero recuperate nel 1920. Particolarmente interessante è il timone, rivolto in una posizione veramente insolita che lascia pensare che la nave sia affondata di poppa. Sono comunque necessarie diverse immersioni per conoscere una simile nave, data la profondità grandezza

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Relitto Peltastis
Autore video : obclipper’s Link Autore : YouTube Page


Il Peltastis era un mercantile greco di circa 63 mt di lunghezza, affondato nel gennaio 1968 in seguito ad una mareggiata che ne ha compromesso l’ormeggio e che lo ha spinto contro le scogliere di un noto tratto dell’isola di Krk (Veglia) in Croazia.

Il relitto si trova ad una profondità che varia fra i 20 e i 30 metri, ed è quindi facilmente raggiungibile da subacquei che abbiano un minimo di esperienza.

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Relitto Lina
Autore video : See Your Sea


Il mercantile Lina, di proprietà della società Adriatica, affondò il 14 Gennaio 1914 a causa di un violentissimo temporale che lo portò a scontrarsi con la costa rocciosa nei pressi di capo Precen. Adagiato in assetto di navigazione con la prua a 27 metri e la poppa a 52 metri appare all’improvviso ai subacquei visitatori in tutta la sua imponenza. Le strutture metalliche sono in buone condizioni e consentono l’esplorazione dell’interno della nave senza particolari difficoltà

Autore video : obclipper’s Link Autore : YouTube Page
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Sosteniamo : Progetto Trezza

Il Progetto Trezza nasce dalla volontà di un gruppo di persone di studiare e valorizzare i fondali marini del litorale di Lignano Sabbiadoro comunemente noti con il nome di Trezza. Sono siti marini costituiti da affioramenti rocciosi e dune sabbiose, in cui vivono ecosistemi interessanti e estremamente diversificati. Il nostro obbiettivo è la valorizzazione dell’ecosistema marino e in particolare la protezione e il ripopolamento dei fondali. Con l’aiuto dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste abbiamo ideato un progetto che comincia con una corretta mappatura dei fondali e delle loro caratteristiche per proseguire, in una seconda fase, con la loro fruizione sostenibile.

Per maggiori informazioni visita il sito del Progetto Trezza :
http://progettotrezza.blogspot.com

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Sosteniamo : Project AWARE


L’obbiettivo che ci siamo posti con Project AWARE è quello di difendere e salvaguardare il mondo sottomarino, di assumerci la responsabilità nei confronti del fragile ecosistema acquatico e di educare il grande pubblico ad un comportamento rispettoso dell’ambiente. Tutti i membri PADI, durante lo svolgimento della proprià attività didattica, si impegnano a trasmettere ai propri allievi informazioni e direttive importanti ai fini di una positiva educazione ambientale, nonché a sensibilizzarli nei confronti delle relazioni ecologiche esistenti nel mondo acquatico.

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